NEORES. LA FABBRICA – NON FABBRICA

"Lembi di pelle viva strappati a Madre Terra".
Dal j'accuse del grande poeta Andrea Zanzotto si genera il concept di Neores.

Neores è una fabbrica-non fabbrica. Situata nell’ultimo spazio ancora libero tra la zona industriale  di Schio e la campagna, il progetto della nuova sede di Sinv poneva il problema di costruire i 24000 mq necessari riducendone il più possibile l’impatto sul territorio.
La necessità di preservare lo spazio della campagna nasce da un’intervista di Andrea Zanzotto. Il grande poeta veneto, parlando del consumo del territorio nelle aree industriali del Nordest, ne ha denunciato la violenza con una metafora potente: Lembi di pelle viva strappati a Madre Terra.
“Ed è stato allora che ho capito che avrei dovuto completamente ribaltare il progetto” (Flavio Albanese).
Lavorando per fasi la soluzione è arrivata quando è stata stabilita una gerarchia di valori di tipo antropocentrico: portando sotto terra tutto quello a cui attribuivamo minor valore, le merci e le macchine, siamo riusciti a  valorizzare la sola componente umana, riducendo al minimo l’impronta sulla campagna.
Neores diventa così un underground building in cui gli oggetti si collocano sotto il livello del suolo, consentendo ai soggetti di dialogare con un paesaggio non saturato dal cemento. In questo modo, Neores ha anticipato di oltre 15 anni i temi della legislasizione nazionale sul consumo del suolo.

 

Uno scavo di 24 m ha reso ipogei i 19000 mq di magazzini. Ciò permette di occupare in superficie soltanto 650 mq (su 7 piani) dei 40000 disponibili.

L’idea di un edificio ipogeo si ispira al mito di Prometeo, agli inferi e all’origine della tecnica e della civiltà occidentale. Questa scelta ha posto innumerevoli problemi di natura progettuale e burocratica, ma ha anche permesso di instaurare un efficiente circolo virtuoso: l’enorme quantità di ghiaia da scavo è stata trasformata nel calcestruzzo con cui abbiamo costruito l’edificio, mentre l’eccedenza è stata venduta a terzi. Un progetto a minor impatto ambientale e per di più economicamente vantaggioso.

La ghiaia dello scavo è stata riutilizzata nella costruzione dell'edificio. Un progetto a basso impatto ecologico e alto valore economico.

Un nuovo landmark che dialoga con il paesaggio: oltre 264.000 led definiscono la dimensione luminosa di Neores durante la notte.

La novità di Neores non si ferma a ciò che è nascosto sotto la superficie, ma si dichiara in maniera esplicita anche nel modo nuovo con cui esso si rapporta con il contesto. La questione della responsabilità degli edifici produttivi rispetto al territorio risiede anche nella muta e inefficiente passività con cui le loro sagome occupano l’orizzonte durante i periodi di chiusura e di inutilizzo.
Neores ha affrontato questo tema proponendosi al contrario come elemento attivo e attivatore del paesaggio, con cui dialoga in ogni momento della giornata.
Un landmark che vive una dimensione luminosa notturna grazie ai 264.000 led di cui è rivestito e capaci di illuminarsi con migliaia di variazioni di colore.
L’uso dei led rappresenta una novità assoluta per gli standard progettuali dell’epoca e definisce un nuovo benchmark nel rapporto tra edifici e paesaggio.

Neores è stata pubblicata su numerose riviste d'architettura e non.
Inoltre è stata menzionata nell’edizione 2003 dell’European Union Prize for Contemporary Architecture della Mies van der Rohe Foundation.

Per la profondità dei concetti proposti e per l’innovazione delle soluzioni trovate, Neores è stato oggetto di grande interesse da parte delle riviste specializzate e non: Casabella, Best of Europe, Casamica, Focus, Living Corriere della Sera, D di Repubblica.
Neores è stato segnalato nell’edizione 2003 dell’European Union Prize for Contemporary Architecture della Mies van der Rohe Foundation.

"Volevamo una cosa nuova. Abbiamo creato Neores"
(Francesco Dalla Rovere, Presidente di Sinv Holding).